Su Nuraghe in musica

BIELLA – Sabato 25 novembre, alle ore 21 nei saloni del Circolo Su Nuraghe di Biella si è tenuta la sesta lezione di “Su Nuraghe in Musica”, che ha proposto un repertorio di musica grazie agli artisti aderenti al Jazz Club di Biella: Nicola Boschetti (basso), Alberto Lamanuzzi (batteria), Fabio Mora (trombone), Roberto Sala (pianoforte), Pinuccio Barresi (chitarra elettrica), Gianni Dosio (sax tenore e alto).

Abbiamo chiesto a Nicola Boschetti di illustrare brevemente il tema sviluppato durante la “lezione di musica a Su Nuraghe”
“Mi rendo conto che “condensare” la storia del jazz in poche parole, e da un certo punto di vista, anche in un breve concerto di un paio di orette, non è cosa semplice…
La musica jazz è densa di sfumature, di implicazioni, non solo artistiche, ma anche sociali, culturali. Noi, dal canto nostro, abbiamo cercato di mettere in risalto, certo con rispetto, ma soprattutto con piglio da “intrattenimento”, un genere musicale che fonda le sue radici nella musica blues importata negli USA dagli africani, schiavi dei bianchi americani, quindi da un condizione di “disagio”, un “mood” comunque alternato a momenti di pura gioia “liberatoria”.

La vostra è stata una lezione di musica che, ripercorrendo l’evoluzione della musica jazz dagli esordi, ha voluto essere spettacolo e divertimento.
“E’ proprio dai momenti più spensierati, sebbene pregni di una certa malinconia “blue” (“blue” intesa come tristezza), che ha preso il via la nostra performance, iniziando con il pianismo honky-tonk, o come qualcuno ha definito, da “barrell-house”, di Scott Joplin, passando poi a Basin Street Blues, un classico del 1926 registrato dal grande Louis Armstrong”.

La serata vi ha visto in un rapporto interattivo con il pubblico, che vi ha permesso di spiegare meglio le varie fasi musicali che si sono succedute nel tempo.
“Abbiamo eseguito a grande richiesta i brani, nostre reinterpretazioni di alcuni fra i più classici, tratti dall’immenso “songbook” di autori importanti come George Gershwin, uno dei più popolari compositori americani del Novecento, autore di capolavori come “Rhapsody in Blue” e “Summertime”. Sono “pezzi” che si suonano sempre volentieri! L’opera di Gershwin spazia dalle composizioni classiche per orchestra ai musical di Broadway, da cui noi abbiamo tratto “Lady Be Good””.

Quali altri compositori avete presentato alla serata di Su Nuraghe?
“Un altro grande compositore del Novecento, da cui non si può prescindere, è il direttore d’orchestra e arrangiatore Duke Ellington, autore di alcuni fra i più celebri “temi” dell’intero repertorio jazzistico, quali la celeberrima “Take the “A” Train” o la africaneggiante “Caravan”, temi che sono stati presi come spunto solistico dai migliori strumentisti del jazz di ogni epoca”.

Quali autori avete scelto per rappresentare il “jazz moderno”?
“Infine, non poteva non essere citato il trombettista Miles Davis, considerato non a torto uno dei più grandi musicisti di jazz “moderno”, di cui abbiamo eseguito la sempiterna “All Blues”, tratta da quell’album capolavoro che è “Kind of Blue”, forse il disco più importante dell’intero scibile jazzistico”.

Dalla vostra lezione, il Jazz appare come una musica senza epoca…
“Sì, una musica che noi abbiamo cercato di reinterpretare alla nostra maniera, poiché il jazz può essere inteso come mezzo espressivo senza confini, in cui la libertà del musicista può spaziare, in cui il solista può librare il suo “assolo” sostenuto dall’insieme dei musicisti che, in quel momento, sono suoi compagni di viaggio”.

Battista Saiu

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