Il mio ritorno ad Assisi, Cascia e san Giovanni Rotondo

Sono trascorsi davvero tanti anni dalla mia ultima visita a quei luoghi intrisi di una santità tale da mozzare il fiato. Fuori programma, quest’anno ho partecipato, insieme a quasi tutta la mia famiglia e ad un nutrito gruppo di pellegrini (eravamo 50 solo per esigenze organizzative!) al viaggio organizzato dal nostro parroco P. Quintino.
Puntuale sotto ogni punto di vista il nostro “Cicerone-Parroco” ci ha dato la possibilità di visitare ed approfondire la conoscenza di luoghi cari a visitatori di tutto il mondo, cattolico e non.
Nonostante per me fosse la terza volta in cui li visitavo, ho avuto la piacevole sensazione che questa fosse la prima volta e non è la differenza tra i primi 2 viaggi da “pellegrina fai da te” e questo, organizzato nei minimi particolari, che mi ha dato questa bella sensazione ma, evidentemente, il fatto che Francesco, Chiara Rita e Padre Pio parlano al mondo di oggi come a quello di decine di anni fa sempre con linguaggio attuale: il linguaggio del Vangelo!

Parto dal “rientro” per collegarmi alla partenza ed a tutto il viaggio.
Nell’omelia della S. Messa di domenica 22 giugno (giorno dopo il nostro ritorno a casa!), P. Quintino ha parlato di quanta santità si respiri in quei luoghi. E’ vero ma, devo dire con sincerità, che di santità ne abbiamo respirata parecchia anche… all’interno del nostro pullman!
Non è forse santità, e allo stato puro, quella mamma con due bambine, splendide, che per tutto il viaggio silenziosa e discreta ha saputo intrattenere, coccolare, ascoltare, accudire ed educare le sue bambine che, come tutti gli altri bimbi del mondo, facevano le bizze quando erano troppo stanche, quando non gradivano ciò che dovevano mangiare o quando il pullman diventava troppo “stretto” per loro, il tutto sempre accompagnato dal sorriso?
E non parliamo forse di santità ricordando quel marito che con una premura difficilmente vista da altri, accudiva, accompagnava, “serviva” in ogni momento sua moglie con seri problemi di deambulazione sempre con sorrisi e serenità?
E quella mamma di un bambino “più bambino di altri” che per tutto il pellegrinaggio non si è mai staccata da lui, ha sopportato fatiche non comuni guardando sempre suo figlio come il fiore più bello sulla terra, non ci ha forse fatto respirare santità a pieni polmoni? E le persone che gravitavano loro intorno, prodighe di aiuti, non erano forse altrettanto sante?
Che bello, che esempi edificanti sotto i nostri occhi talvolta stanchi che, però, hanno “fotografato” immagini di donazione e di amore totali, assoluti.
Pensare che anche quelle mamme, quel marito, ed altri del nostro gruppo, hanno partecipato al pellegrinaggio per vedere di persona i luoghi dove grandi santi hanno vissuto, desiderando di imitarli nel loro modo di seguire Cristo senza accorgersi che loro stessi incarnavano, ai nostri occhi ed a quelli di Dio, gran parte della santità che tutti andavamo a cercare nei paesi di Rita, Francesco, P. Pio e Chiara.
Anche il nostro parroco ci ha dato esempio di santità curando che ogni momento del viaggio fosse caratterizzato da una perfetta organizzazione, arricchendolo con notizie di carattere geografico, storico, artistico…nonostante l’incessante tosse e la spossatezza dovuta al malessere che non gli permetteva neppure di dormire! Nonostante tutto, e senza farcelo mai pesare, non ha abbandonato le sue “pecorelle” mai, neppure per un momento e sì che ne avrebbe avuto ben donde!
Ecco, per me questo pellegrinaggio è stato una specie di “verifica”: confrontare il mio “camminare verso la Patria Celeste” con quello dei Santi e scoprire che devo ancora “camminare molto” (!), e confrontare il cammino delle persone che mi stavano accanto con quello degli stessi Santi vedendo le loro strade procedere parallele. Grandi insegnamenti ho ricevuto osservando nascostamente i miei compagni di viaggio e ringrazio, perciò, di cuore prima di tutto il “Datore di ogni bene” per avermi dato la possibilità di ritornare in quei posti bellissimi, poi ringrazio P. Quintino per tutti i motivi di cui ho parlato prima, ed un grazie di cuore a tutti gli amici che con me hanno condiviso questa esperienza perché il clima di amicizia e considerazione di cui mi sono sentita circondata mi porta a pregare ancora e sempre: “Aiutami, Signore, ad essere per tutti un amico che cammina insieme, che attende senza stancarsi, che accoglie con bontà”.

Mariella Fancello

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