Relazione al conto consuntivo 2010

Ad un anno esatto dal nostro insediamento siamo chiamati ad approvare il rendiconto della gestione economico/finanziaria del 2010.
Il nostro rendiconto abbraccia il riferimento temporale sia dell’Amministrazione precedente per 5 mesi, sia della nostra per 7 mesi.
I dati che andremo ad approvare altro non sono che puri calcoli matematici di interpolazioni algebriche fra entrate – spese, residui attivi e passivi, avanzo di amministrazione che ci danno il risultato di gestione realizzato positivamente anche nel 2010.
E’ il risultato matematico di due momenti uno derivante dalle entrate e spese obbligatorie, ridotte le prime all’osso dal taglio selvaggio dei finanziamenti che lasciano poco spazio alle forbici di intervento causando conseguentemente e in misura esattamente proporzionale la riduzione degli interventi di spesa, l’altro momento, quello variabile, espressione di una politica amministrativa pensata in fase programmatoria e la sua conseguente applicazione sarà possibile in relazione alle entrate realizzate a bando o a sportello o da ricavi per tributi minori per i quali sappiamo che il 2014 segnerà l’ora X dell’obbligatorietà nell’applicazione (il federalismo fiscale).
Ciò comporta difficoltà logistiche nell’iter per far fare passi al programma che, lo confermo, sarà portato a termine.
Se è vero che nella prima parte del bilancio 2010 abbiamo accertato spaventosi segni meno è altrettanto vero che abbiamo dovuto applicarli alla seconda parte del nostro documento finanziario nella misura proporzionale con segno meno.
Siamo riusciti peraltro a non ritoccare le spese per quanto si riferisce ai servizi sociali, agli anziani, alle scuole, alle persone in disagio per le quali sono stati adottati i provvedimenti necessari. E questo nonostante le importanti riduzioni nei trasferimenti statali, regionali e dell’Unione di Comuni.
Il problema è che aumentano considerevolmente le competenze trasferite da parte dello Stato, della Regione, causando sempre maggiori oneri di gestione, con leggi che non consentono aumenti delle dotazioni organiche né passaggio di fondi.
Per non parlare di quanto stiamo subendo a causa delle incertezze sul futuro della nostra economia che sente i ribaltoni di quella regionale e nazionale.
Il riflesso negativo di mancati e decisivi provvedimenti settoriali lo sentiamo nel campo agro-pastorale dove, nonostante l’impegno profuso a tutto tondo dagli addetti, dalle organizzazioni di categoria, dalle amministrazioni comunali, non si riesce neanche a raggiungere un accordo che fissi in maniera compensativa ed esaustiva il prezzo del latte.
Il piano di sviluppo rurale che deve ancora vedere la luce, nonostante le nostre reiterate proteste nelle competenti sedi e durante gli incontri e convegni propedeutici, detta regole decise senza il parere delle associazioni di categoria.
Insomma un non fare che blocca, un qualunquismo che penalizza, un menefreghismo che ferisce, che sta causando la fuga dalle campagne con tutto quello che ne consegue.
A causa di molteplici fattori, non riusciamo neanche a far decollare bene il turismo e non perché non siamo capaci di gestire presenze anche massicce di turisti in quanto abbiamo sufficienti strutture ricettive e della ristorazione, abbiamo i beni culturali, museali ed archeologici, è completa e visitabile nel museo la donazione dell’architetto Pesarin, è esposta la collezione di animali imbalsamati donataci dal compianto m.llo Pilo, circa 200 esemplari restaurati dalla biologa dr.ssa Masia, infine sono esposti i lavori realizzati dagli allievi del corso della lavorazione del cuoio, finita di recente ma da riproporre senz’altro visti i risultati e le opere avute in locazione dagli eredi dello scultore Pietro Paolo Piu.
Stiamo completando la ricostruzione del mulino donatoci dalla fam. Deriu e a giorni sarà visitabile nei locali di Santa Croce .
Inoltre è visitabile la casa natale della Serva di Dio Edvige Carboni, le chiese, i beni archeologici, insomma tutte queste dotazioni che consentono al turista di stare da noi più di un giorno pernottando, consumando pasti e acquistando i nostri prodotti gastronomici ed artigianali.
Possiamo, e se è vero che possiamo dobbiamo fermamente volerlo!
Ci siamo battuti e continueremo a farlo per l’ottimizzazione delle prestazioni sanitarie, l’ambulatorio dei prelievi e diabetologico saranno ulteriormente potenziati e fra breve aprirà quello psichiatrico nella previsione certa dell’apertura della Casa Famiglia e altri necessari ambulatori medici.
Stiamo anche adoperandoci per aprire a Pozzomaggiore un Centro Alzheimer.
I servizi veterinari hanno trovato ospitalità nei rinnovati locali di Via Fontana e altrettanta ospitalità ricevono l’AVIS e il 118 nella Casa Sanna.
La situazione politica generale con il pollice verso alle richieste di provvedimenti per favorire interventi, impedisce di agire nell’auspicata autonomia operativa anche perché, e lo sappiamo bene, abbiamo scelto di rinunciare ad aumentare le tariffe dei tributi locali tenute ai minimi di legge proprio perché consci della situazione economica dei nostri concittadini.
E’ da sottolineare, se fosse necessario, che le scelte dei governi centrale e regionale in materia di politica economica, non sono quasi mai il frutto di accordi preventivi ma somministrate a firme e sigilli apposti.
Tornando al nostro documento siamo convinti di avere iniziato bene, di avere doppiato importanti traguardi, anche se come è naturale non tutto quanto fatto è attualmente visibile ma lo sarà nel risultato finale.
Questa Amministrazione è l’erede naturale del pensiero politico – amministrativo della precedente per averne sposato le direttive e il nuovo modo di amministrare, di pensare dando importanti innovazioni ai metodi di governo e di gestione anche nella distribuzione degli incarichi assessoriali.
E’ positiva la continua presenza sia nella casa comunale e anche all’esterno, oltre che degli assessori e dei consiglieri in carica, di quanti, candidati che non hanno potuto essere eletti, offrono la loro fattiva collaborazione e di questo mi piace darne pubblicamente atto.
Importante è stata la consolidata e ben accetta collaborazione popolare sia con i singoli che con le associazioni, con la parrocchia, con la scuola nei confronti della quale abbiamo sempre avuto una particolare attenzione contestando i provvedimenti impietosi del governo per quanto si riferisce a strutture ed organici.
Dobbiamo considerare che nonostante la professionale capacità degli uffici nel gestire i contenziosi nei confronti di contribuenti inadempienti, troviamo difficoltà nel recupero forzoso anche per la contemporanea e ordinatoria richiesta di pagamenti da parte di società (tipo Abbanoa, Erario, ecc..) che richiedono il pagamento tutto e subito. Evasione che da noi si attesta in minime percentuali.
Voglio auspicare anche la ripresa a breve dei lavori di costruzione della RSA per la quale si stanno risolvendo i problemi che ne hanno impedito la continuità.
Purtroppo non possiamo neanche dire emigriamo in continente o all’estero: a fare cosa?… la fame? E allora creiamo i presupposti per non fare la fame in loco, con coraggio e determinazione.
Appena i penalizzanti patti di stabilità o simili ambigue leggi lo consentiranno daremo i motori a tutte quelle opere pubbliche già finanziate che daranno un po’ di ossigeno alla nostra povera economia.
Ossigeno che stiamo dando con i cantieri edili, del verde e di contrasto alla povertà.
Una Regione che tiene ancora vincolati e rischia di restituire alla CEE i fondi POR 2007/2013, solo per noi mancano all’appello centinaia di migliaia di euro di finanziamenti che abbiamo ottenuto dopo i settimanali viaggi della speranza nei palazzi regionali e che non mancheremo di continuare a fare.
Per non parlare dei cambiamenti imposti alle linee di governo programmate dalle Unioni di Comuni nate per far crescere la qualità dei servizi da distribuire al sistema e penalizzate arbitrariamente perché non più riconosciute nella dignità di enti locali ma solo associazioni di comuni.
I corridoi dei palazzi del capo di sotto sono pieni di sindaci disperati con in mano i secchi per raccogliere il poco latte della mucca Regione e, se vi piace, applicate pure un parallelismo alla situazione del comparto agro-pastorale.
Tutto quello che auspichiamo di positivo per il bene del nostro comune non sarà attuabile senza la collaborazione del segretario, dirigenti e dipendenti del Comune che ringrazio per l’impegno e la continuità offerti.
Noi li ricambieremo concedendo tutto quanto offre la legge a loro favore e altro ancora.
Noi attendiamo sperando in tempi migliori, in un futuro che premi i nostri sacrifici e il nostro impegno per assicurare un futuro alle popolazioni in rincorsa e se ci dobbiamo dare un voto ci diamo il 10 perché la lode la chiederemo nel 2015.
… e ricordiamoci sempre che… nulla è difficile volendo, ma solo se uniti e… Tott’umpare.

Il Sindaco
Tonino Pischedda

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Chiamatemi Padre e sarò sempre felice

La visita del Vescovo

Già da quando ero ragazzo e poi anche da adulto, mi avevo posto la domanda del perché, sistematicamente o quasi tutti gli anni, i giorni 22-23-24 aprile, giorni dedicati ai festeggiamenti del nostro santo patrono san Giorgio, dal punto di vista meteorologico, erano più simili ad uggiose giornate invernali, con pioggia e vento forte, che a piacevoli e miti giornate primaverili. Allora la risposta che mi veniva subito in mente era che probabilmente ciò accadeva perché san Giorgio, nonostante le manifestazioni esteriori della festa, vedi cavalli, le bande, le bancarelle, ecc. non fosse contento dei pozzomaggioresi, per motivi a noi sconosciuti, che io pensavo fossero forse legati a motivi di ordine spirituale, come la mancanza di una sincera fede o perché i festeggiamenti in suo onore non fossero permeati di profonda religiosità, come si conviene per il santo patrono.
Quest’anno però, poiché la festa era stata posticipata al 30 aprile, a causa delle festività pasquali, ero quasi certo che il tempo sarebbe stato buono e propizio, sopratutto perché dovevamo accogliere tra noi il nostro nuovo vescovo, mons. Mauro Maria Morfino, che aveva accettato l’invito del nostro parroco padre Quintino, ad essere presente tra noi proprio in occasione della festa del nostro patrono. Invece sono state smentite le mie previsioni meteorologiche e abbiamo avuto ugualmente giornate grigie e piovose. Ciò però non ha influito minimamente sullo svolgimento religioso della festa. Infatti, puntuale secondo il calendario stabilito, alle ore 9,45 è arrivato il nostro vescovo. Sul sagrato di san Costantino era già presente un folto gruppo di fedeli che lo hanno accolto insieme al parroco, al Sindaco con alcuni amministratori comunali, alle bandiere religiose, alla confraternita della Santa Croce, e alle autorità militari. A tutti ha dispensato sorrisi e tanti “Grazie”. Non potevano mancare i cavalieri dell’ardia, festosamente vestiti.
Dopo i primi saluti di rito il sindaco Tonino Pischedda ha rivolto al vescovo il saluto di benvenuto a nome di tutta la cittadinanza, che con entusiasmo attendeva questo evento. Tra le altre cose lo ha informato che a Pozzomaggiore si venera in particolare la Santa Madre di Dio, con diversi appellativi, i cui simulacri si trovano in alcune nostre chiese; che il nostro paese ha dato i natali a tanti sacerdoti, fra cui qualcuno anche appartenente alla grande famiglia salesiana di don Bosco, ma sopratutto alla serva di Dio Edvige Carboni, per la quale si è in attesa della definizione della causa di beatificazione. Mi piace ricordare del discorso del Sindaco le seguenti parole: «Alla nostra guida spirituale chiediamo attenzione, condivisione dei nostri problemi, conforto per i nostri affanni, preghiere che noi sapremo ricambiare. Le chiediamo, Eccellenza, di essere il ponte che conduce alla terra promessa, sicura, ospitale, fertile, dispensatrice di speranza e di futuro per noi e i nostri figli. Chiediamo oltre le preghiere, azioni mirate a farci recuperare quei valori cristiani e di vita civile che la mancanza di lavoro, di coesione, sinergie di azione nella condivisione dei problemi, che erano un tempo la nostra prima qualità e che sembrano oggi scomparsi».
Ed inoltre la chiusa finale del saluto: «Le consegno virtualmente le chiavi del nostro comune, le usi per aprire i nostri cuori all’amore, alla pace, alla fratellanza, al progresso, al futuro, alla fede, per essere degnamente traghettati in Cristo. Grazie anche a quanto saprà fare per noi».
Subito dopo in corteo e a piedi è stata raggiunta la chiesa parrocchiale dove tutto era pronto per l’inizio della santa Messa “Maggiore” in onore del patrono san Giorgio. La celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo, è stata concelebrata da alcuni sacerdoti, quali don Niola, don Mario Piras, don Gianpiero Piras, padre Gianpaolo Pais e padre Quintino. Erano presenti oltre al coro parrocchiale, coi loro suggestivi canti, il Coro di Pozzomaggiore e il Cuncordu Planu de Murtas. Nei primi banchi sedevano giustamente le autorità civili e militari, dietro, ma moltissimi anche in piedi, una numerosa folla di fedeli. Ai lati della balaustra, all’ingresso del vescovo in chiesa, subito si sono posizionati due carabinieri in alta uniforme coi classici pennacchi colorati e sono stati lì immobili per tutta la durata della messa.
All’omelia padre Mauro Maria, così come ha detto che vuole esser chiamato, parafrasando una frase di Don Bosco “chiamatemi Padre e sarò sempre felice”, ha commentato i brani delle letture e del Vangelo, facendo alcuni accenni al martire san Giorgio, da lui definito “megalomartire”, cioè grande testimone della fede in Cristo, missionario tra i pagani, diventato quasi un raccordo, un ponte, tra la nascente Chiesa cristiana di oriente in Costantinopoli e quella di Roma.
Al termine della santa Messa, prima della benedizione, è stato il momento dei ringraziamenti. Sono saliti sull’altare l’obriere Antonello Angius e la consorte che ha, in un piccolo intervento, ringraziato il Vescovo della sua presenza, il parroco, i sacerdoti presenti per aver contribuito alla celebrazione eucaristica in onore del santo patrono. Quindi padre Quintino, a sua volta, ha ringraziato padre Mauro Maria per aver accolto l’invito a venire a Pozzomaggiore, invito fattogli quasi a bruciapelo prima ancora che fosse ordinato vescovo. Cosa che ha lasciato il Vescovo perplesso e indeciso sul momento, ma che poi ha accolto con piacere. Infine è intervenuto il mons. Mauro Maria per ringraziare innanzitutto per la folta rappresentanza di pozzomaggioresi alla sua ordinazione episcopale e per l’odierna partecipazione alla santa Messa da lui presieduta. Ha ringraziato il parroco, il Sindaco, l’amministrazione comunale e tutti i presenti dicendo: «Affido tutto quello che voi portate in cuore in questo momento al Signore; sia lui a compier questa opera che ha già iniziato in ciascuno di voi; la faccia crescere come persona umana, come persone capaci di relazionarsi serenamente, come persone che accolgono il criterio alto del vangelo come criterio di vita».
Subito dopo la solenne benedizione, l’assemblea si è sciolta ed è iniziata la processione del simulacro del Santo per le vie del paese.
Nonostante la sua visita sia stata così breve noi lo ringraziamo ugualmente perché la sua presenza ed il suo sorriso hanno lasciato una grande gioia nel nostro cuore ed una indescrivibile serenità interiore. Questo non lo dico solo per me, ma per tutte quelle persone che con umiltà e devozione lo hanno saputo accogliere tra noi. (n.m.)

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