In ricordo di zia Mariuccia Pischedda

“E mi raccomando, pianta le favi per prestino in vigna”. Sono le ultime parole che zia Mariuccia mi ha detto per telefono la sera prima della sua santa morte.
“Mi raccomando, pregate sempre e molto, ripeteva”. Le chiesi se stesse bene, se aveva bisogno di qualcosa; mi rispose che stava bene e che non era sola: “sono con Gesù e la Madonna, sono in buona compagnia”.

Telefonò a tutti i nipoti, a ciascuno raccomandò qualche cosa, in particolare la preghiera.
Si era alzata presto, come al solito; e si preparava per andare ad ascoltare la Santa Messa e ricevere la comunione. Il buon Dio aveva invece già deciso di chiamarla a Sé. Recatomi al suo capezzale la trovai che aveva un viso dolce, sereno, direi angelico. Prima di perdere conoscenza disse: “Gesù, prendimi con te” e se ne andò con il sorriso fra le labbra per presentarsi al Signore e godere della sua gloria. Erano le sette del 4 ottobre 1994, giorno nel quale la Chiesa ricorda San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia: aveva 83 anni essendo nata nel 1911.
Operò sempre nel sociale, per tutti aveva una buona parola, un consiglio, la sua forza era la preghiera e la certezza di Dio. Le sue letture erano la Bibbia e la vita dei Santi.
Per tanti anni insegnò il catechismo a svariate generazioni; era membro di quasi tutte le associazioni religiose; era umile, laboriosa, povera perché dava tutto agli altri, sempre sorridente; andava per le case delle persone che avevano necessità di farsi delle iniezioni con qualsiasi tempo e alle ore che era richiesta, spesso anche in quelle notturne; non voleva compensi, chiedeva solo di pregare.
Sostenne la causa di Edvige Carboni, che poi era sua cugina e attualmente, benché defunta, è membro onorario del comitato che sostiene la causa della beatificazione della Serva di Dio.
Era orgogliosa del fratello Aurelio, missionario salesiano in Ecuador, del quale abbiamo già parlato su queste pagine. Fece voto di castità e povertà e il suo testamento spirituale rispecchia tutta la sua vita vissuta serenamente nel Signore. Come segno di estrema umiltà, ci chiese di essere sepolta nella nuda terra, racchiusa in una bara che fosse la più semplice, riunita almeno ai resti della sua mamma, non essendo stati raccolti a suo tempo quelli del babbo.
Sono convinto che zia Mariuccia gode della luce di Dio e continua ad intercedere presso di Lui per tutti noi, e che il suo esempio di vita ed il suo insegnamento sarà di guida per tutti quei pozzomaggioresi che la conobbero e stimarono e anche per le generazioni future.

Tonino Pischedda

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