Seminario sull’imprenditorialità giovanile

Sabato 3 Marzo Pozzomaggiore, alle ore 16:00 presso la sala convegni S. Croce, ospita il “Seminario sull’imprenditorialità giovanile” organizzato dall’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro. Nel corso della serata sanno presentati gli strumenti legislativi in tema di creazione d?impresa e le tecniche per la redazione del progetto d’impresa, attraverso le relazioni curate dagli animatori della nostra diocesi e di quelle di Nuoro e Tempio.

Per meglio presentare la serata abbiamo ricordato le domande che fino ad ora più frequentemente ci sono state presentate in occasioni simili a questa e attraverso le relative risposte vogliamo offrire un quadro fedele del nostro intervento.

Cosa c’entra la Chiesa con l’imprenditorialità giovanile?
La Chiesa ha sempre manifestato la propria attenzione per il mondo del lavoro e spesso assunto posizione, soprattutto di fronte al problema della disoccupazione. Mutando i tempi e lo stesso mondo del lavoro, con un posto fisso che da certezza è diventato il più delle volte utopia, è cambiato anche l’atteggiamento della Chiesa, che ha deciso di assumere un ruolo attivo in questo contesto.
L’imprenditorialità giovanile reca in sé un principio cardine del cristiano: l’attivarsi, il darsi da fare, il riuscire ad alzarsi di fronte ad ogni difficoltà mettendo a frutto le proprie qualità e in gioco le proprie capacità.
Compito dell’animatore di comunità è proprio la promozione di questi strumenti legislativi, attraverso i più svariati interventi: convegni, seminari, partecipazione ai vari incontri delle associazioni ecclesiastiche; presso la curia vescovile a Alghero abbiamo anche un ufficio.

Chi sono i destinatari della vostra attività?
L’intervento è globale, parte dalla Chiesa per arrivare a qualunque giovane sia interessato a un arricchimento culturale ed umano, prima ancora che alla concreta prospettiva di diventare imprenditore. I destinatari sono giovani, perché le leggi di regola erogano i finanziamenti a chi ha un’età fra i 18 e i 35 anni, per il resto non occorre, ad esempio, far parte dell’ambiente ecclesiale.

Qual è l’esigenza più manifestata fino ad ora?
In questi mesi abbiamo svolto la nostra attività attraverso l’incontro con la singola persona o assemblee più grandi, in totale abbiamo coinvolto quasi duecento giovani e l’esigenza era sempre di una maggiore informazione sulle leggi in sé e sulle persone cui rivolgersi. Ecco perché ci stiamo dedicando tanto all’attività di animazione del territorio della diocesi, cercando di coinvolgere senza aspettare la richiesta di informazioni.
Un altro dei nostri compiti è l’accompagnamento, nel senso del mantenere i contatti con il giovane interessato e rispondere per il possibile alle sue richieste: cerchiamo di evitare l’approccio da funzionari di un chissà quale ufficio e quindi il ripetersi di situazioni dove spesso i giovani vengono lasciati da soli.

Con chi collaborate?
Dipende dall’azione: le parrocchie, le associazioni laicali (prima fra tutte l’Azione Cattolica), Sviluppo Italia (la società del ministero del tesoro che gestisce le leggi che presentiamo), gli enti locali.

Emanuele Canu e Giuseppe Patta

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