Finalmente restaurato “su Babbu Mannu”

Stato di conservazione
Il crocifisso, risalente al XVI° secolo, presentava un pessimo stato di conservazione. Erano evidenti precedenti interventi di restauro riconoscibili dalle ridipitture dell’incarnato e della sua imponente croce.
Tali interventi e la probabile presenza di umidità all’interno della Chiesa che custodisce l’opera ne hanno causato un degrado riconoscibile nel distacco omogeneo della pellicola pittorica dal supporto ligneo originale e dalla presenza di insetti xilofagi in tutta la struttura lignea, compresa la croce.
La scultura mostrava, inoltre, in alcune sue parti, numerose mancanze riguardanti la preparazione, la pellicola pittorica e il supporto ligneo originale (dita delle mani destra e sinistra).

Intervento di restauro
Come primo intervento si è resa necessaria la disinfestazione dell’opera creando con appositi fogli di nylon una sorta di camera a gas nella quale l’opera è rimasta sigillata per 30 giorni.
Proseguendo è stato eseguito l’incollaggio di parti della pellicola pittorica e della preparazione staccatesi dal supporto iniettando una resina acrilica chiamata Primal AC 33.
Si è quindi proseguito l’intervento col consolidamento del supporto ligneo.
Ultimato il consolidamento è stato possibile intervenire sulla superficie pittorica; sono state eseguite, preventivamente, delle prove di pulitura per verificare quale fra i numerosi strati presenti fosse quello originale e per capire quale fosse il metodo di pulitura più idoneo e compatibile allo strato originale. Dopo varie prove effettuate con diversi solventi rivelatisi non idonei, la pulitura è stata eseguita esclusivamente a secco con l’uso del bisturi col quale sono stati rimossi i numerosi strati di pittura apportate nel corso degli anni. Quest’operazione ha fatto emergere numerose stuccature non originali composte di gesso e tela che sono state completamente asportate manualmente con l’uso di mezzi meccanici (bisturi e scalpellini).
Nella pittura originale si notano le lacerazioni scolpite nell’incarnato decorate con foglia oro e rosso scarlatto.
La lettura d’insieme della scultura dopo la pulitura mostra un incarnato completamente diverso da quello mostrato precedentemente.
L’incarnato del volto mostra ora particolari completamente celati dalle varie pitture che ne impedivano una corretta lettura.
Le mancanze di supporto sono state integrate con una resina bicomponente (Araldit SV 427) e le lacune della preparazione risanate con stucco bianco composto da gesso di Bologna e colla animale e successivamente integrate con colori a vernice.
La verniciatura finale di protezione è stata eseguita con il nebulizzatore ed è stata utilizzata una vernice semi-lucida composta al 50% di vernice Tetoucher e Matt discolte in essenza di trementina.
La Croce è stata ugualmente disinfestata, consolidata, stuccata con resina bicomponente e impregnata per restituire il tono originale.
La finitura è stata eseguita con cera d’api.

La Restauratrice Sara Notarbo

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