Lourdes des Pirenès: una “tre giorni” indimenticabile!

La giornata del 17 Luglio 2007, per noi, quasi tutti, improvvisati e occasionali pellegrini inizia alle ore 03,45 con appuntamento e partenza alla volta di Cagliari-Elmas in piazza Maggiore dove ci attende un sorridente e riposatissimo (beato lui!) P. Quintino che sarà il nostro accompagnatore spirituale insieme al Cappuccino P. Franco che si unirà a noi più tardi. Le loro riflessioni e i loro interventi durante i momenti “forti” delle varie liturgie si riveleranno profondi e veramente toccanti pur nella loro estrema semplicità.
Lungo il tragitto, la compagnia aumenta di ulteriori 11 amici prelevati a Terralba (località di cara memoria “Quintiniana”). Alle ore 08,45 decollo alla volta di Lourdes ma, nel frattempo, abbiamo raggiunto quota 150 circa, dato che a noi si sono aggregati altri amici di una comitiva di Cagliari. Si arriva puntuali, un po’ assonnati ma per niente annoiati, tanto è il desiderio di conoscere o rivisitare quel famoso luogo Mariano. Raggiunto l’Hotel, ed espletate tutte le formalità d’obbligo, facciamo la conoscenza della nostra accompagnatrice/guida, che ci sorprenderà con la sua preziosissima e puntualissima organizzazione.
Se mi si chiedesse: “Cosa è Lourdes per te?”, risponderei senza esitare: “UN CANCELLO!”. Si, esattamente così perché, durante il tragitto verso la Grotta di Massabielle (luogo delle apparizioni) è tutto un via vai di persone che camminano, si rincorrono, urlano, ridono, scherzano, battibeccano; uno stuolo interminabile di negozianti, più o meno onesti, che fanno a gara per offrire ai pellegrini il loro bigliettino per l’acquisto delle varie mercanzie sacre e non. Dopo tutto questo, però… c’è IL CANCELLO! Appena lo si oltrepassa si “entra” a Lourdes. Un confine sottilissimo separa il “prima” dal “dopo”. Si entra in un mondo fatto di bisbiglii, di raccoglimento interiore ed esteriore; si entra in un mondo intriso di muta preghiera, di canti melodiosi che più che sentirsi con l’udito si “leggono” negli occhi e nei sorrisi dei presenti, in particolar modo degli ammalati trasportati sulle loro carrozzine. Oltre Il Cancello, Lourdes appare in tutto il suo semplicissimo splendore di luogo di profondo culto, di pace immensa, di serenità e tranquillità quasi surreali che si avvertono da subito dopo aver oltrepassato quel cancello. Lourdes, luogo di apparizione dell’IMMACOLATA CONCEZIONE è tale da sempre. A Lourdes tutti si comprendono; ogni rapporto interpersonale e facile, spontaneo, normale. Anche il fiume, il Gave, che scorre per lunghi tratti prima e dopo la Grotta, quando passa davanti a questa rimane muto in rispettoso silenzio, e neppure questo è casuale. Penso, rifletto, medito, vedendo tante persone che soffrono fisicamente, in me stessa a quanto sono fortunata, ma noto in queste persone un orgoglio a me sconosciuto, quasi una sorta di beatitudine che queste hanno rispetto a me. Le varie funzioni, i canti, mi coinvolgono talmente, che fanno volare via il tempo, come se qualcuno volesse farmi intendere come è breve il nostro cammino terreno, e mi appare come celestiale l’allegria che ci accomuna, con persone mai viste, ma messe in comunione da un solo credo, da un unico DIO. Non si cercano miracoli o grazie solo per se stessi, ma soprattutto per gli altri. Del resto, cosa si può desiderare di più quando ci si rende conto di aver già ricevuto la immensa grazia di aver in quel luogo, incontrato il Signore e Maria? Cosa si può più temere se si avverte che ci sono loro a proteggerci? Niente! E ci si rende conto di incontrarli e trovarli in tutte le persone umili, malate, disperate o perse nello spirito del materialismo puro, persone, esseri che Gesù e la nostra Santissima Madre non si sono mai stancati di riportare all’ovile, anche tramite le apparizioni, proprio come in questo pellegrinaggio hanno fatto con ciascuno di noi.
Uno dei momenti più significativi, a Lourdes, è senz’altro la Via Crucis. Questa, per me, è stata la prima volta in cui ci è stato proposto di formulare noi stessi delle meditazioni spontanee sulle varie stazioni. Una mi ha colpita in modo particolare: la 2a stazione, perché la signora che ci ha donato la sua meditazione l’ha fatto con pochissime parole che però, per lei, erano pesanti più che macigni da pronunciare poiché erano l’espressione del suo peggior difetto che, soltanto con il grande sforzo pubblico di calpestare la vergogna e l’orgoglio che le impedivano di ammetterlo, ha potuto dare, a sé stessa ed a noi tutti, l’esempio di come può iniziare un cammino di conversione in umiltà e fervore. E’ stato per me, questo, un grande esempio, un grande insegnamento. QUESTI, SONO I VERI MIRACOLI DI LOURDES.
Splendida e fortemente coinvolgente è stata anche la Messa Internazionale celebrata per migliaia di persone nella basilica sotterranea di San Pio X. Non riesco a trovare un aggettivo adatto per la Processione Eucaristica: è un qualcosa che ti lascia senza fiato. Vedere il Santissimo portato solennemente in processione e, una volta terminata questa, passare in un silenzio carico di spiritualità fortissima tra gli ammalati, benedirli, mi ha portata a sentirmi contemporaneamente in terra ed in cielo. Non so spiegare cosa si prova in quei momenti, so dire solo che sono momenti di paradiso.
Ho volutamente aspettato finora per sottolineare la particolare partecipazione di ciascuno di noi alla S. Messa nella grotta: è stato uno dei momenti di maggior legame spirituale tra di noi perché Salvatore Cuccuru (la mascotte del gruppo), un bambino di undici anni – che avrebbe portato perfettamente il nome di “Pierino” tanto era vivace e allegro, adorabilmente disubbidiente come solo i Pierini sanno essere, insomma, una vera forza della natura – Salvatore, dicevo, ha avuto la grande gioia di ricevere la sua Prima Comunione lì, a Lourdes, durante quella indimenticabile Santa Messa. Siamo rimasti tutti estremamente colpiti, e commossi, da quel Pierino che, dismessi per un’oretta i panni del monello, si è presentato con la vestina bianca, il visino dolcissimo di un angelo e l’atteggiamento serio e compunto di chi comprende l’importanza di quanto sta accadendo. Io, personalmente, ho trattenuto il fiato quando è arrivato accompagnato dai commossi genitori, la nonna e qualche altro parente, ma, soprattutto, quando si è presentato, solenne nel suo incamminarsi, davanti al Vescovo che Presiedeva la concelebrazione, a ricevere Gesù per la prima volta. Che bello vedere in un bimbo tanto vivace un ometto così partecipe ad un mistero tanto grande. Più di un pellegrino dei nostri (ma anche di tutti gli altri di altri paesi presenti) si è ritrovato con gli occhi lucidi senz’altro pensando, anche, al ricordo indelebile e stupendo che quel Pierino avrà per tutta la vita.
Da ultimo, ma solo come “dulcis in fundo” devo riconoscere che la perfetta riuscita del pellegrinaggio è, senz’altro, da attribuire oltre all’organizzazione, alla sintonia splendida che ha regnato in tutto il gruppo in ogni istante. Io che ho avuto la grazia di partecipare a decine di pellegrinaggi, posso assicurare che questo è stato il più bello in assoluto per la totale e spontanea comunione che si è vissuta tra tutti noi anche se perfettamente sconosciuti. Anche questo è uno dei miracoli di Lourdes.

Mariella Fancello

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