… A te ricorriamo, esuli figli di Eva

a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime…

La valle di lacrime: il mondo. Quel mondo che si apre fuori dal santuario di Lourdes, quel mondo da cui ciascuno, pellegrino, ammalato, giunge con il suo fardello di dolore e sofferenze, con il suo bagaglio di speranze.
Cosa fosse Lourdes l’ho compreso solo durante questo viaggio indimenticabile. Lourdes è una valle di luce, non di lacrime!

La luce dei ceri, la luce delle preghiere, la luce dei sorrisi, la luce degli sguardi, la luce di tutti gli uomini che pregano, ascoltano, cantano, guardano, aiutano, amano.
Lourdes è l’approdo, non un porto. E’ l’approdo in cui, ai piedi di Maria, davanti ad una semplice grotta, ho deposto i miei dubbi le mie paure ed incertezze.
Lourdes… dove gli “ultimi” sono davvero al centro, dove chi è chiuso nel suo dolore è strappato alla solitudine, dove poveri e ricchi, malati e sani, si riuniscono sino a formare una sola umanità.
I pellegrini: li ho osservati per ore durante il mio soggiorno soprattutto i primi giorni quando ancora ero impregnata del mio solito razionalismo saccente. Dall’abito, dall’aspetto, era facile accorgersi che la maggioranza di coloro che facevano la fila davanti alla grotta non erano affatto quei “residui di cultura cattolica in via di esaurimento” di cui oggi si parla tanto. Chi mi stava davanti erano gli uomini e le donne (moltissimi i giovani) dell’occidente postindustriale, persone alle prese ogni giorno con computer, tecnologie avanzate e quant’altro, quella gente “moderna” in tutto, ma bisognosa di adorare, di mostrare con segni concreti il sentimento religioso.
Voglio concludere queste mie impressioni con una frase di santa Bernadette che mi ha colpito molto: “il signore ha scelto un persona semplice e povera come me per confondere i sapienti” .
Forse solo andando a Lourdes si può capire la forza di queste parole.

Barbara Piga

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