In ricordo del sacerdote don Pasqualino Masia

Lunedì 17 gennaio 2011, alle ore 22, dopo una forte crisi cardiaca, il Signore ha chiamato a sé l’anima del Sacerdote don Pasqualino Masia, figlio della nostra comunità Parrocchiale.
Era nato il giorno 15 ottobre 1922 da Salvatore Masia e Pasqua Bebbere. Sentendosi chiamare al sacerdozio, esternò il suo desiderio di entrare in Seminario al parroco dott. Angelico Fadda.
Compiuti gli studi ginnasiali ad Alghero, conseguì la maturità classica e il grado accademico della Licenza in Sacra Teologia presso il Seminario Maggiore Regionale di Cuglieri.
A Pozzomaggiore ricevette la tonsura il 2 agosto 1942; gli ordini minori tra il 1943 e il 1944, in pieno periodo bellico. Fu ordinato suddiacono il giorno dell’Assunta del 1944, diacono il 15 gennaio del 1945 ed infine presbitero il 12 agosto dello stesso anno, nella cattedrale di Alghero, con l’imposizione delle mani di Sua Ecc. Mons. Adolfo Ciuchini.
A Pozzomaggiore celebrò la sua prima Messa il 22 agosto 1945. Ebbe il suo primo incarico pastorale come vice parroco di Macomer il 1 di ottobre, sempre del 1945, dove rimase per tre anni, sino a che il Vescovo Ciuchini non lo trasferì a Bolotana, dove rimase sino al 30 settembre 1956. Con Bolla Vescovile datata 1 ottobre dello stesso anno, venne nominato parroco di Lei, per poi ritornare, nel 1962, nuovamente a Macomer nella parrocchia di nuova istituzione intitolata a San Francesco. Dal 1 settembre 1977 ebbe la nomina di parroco nella chiesa di San Paolo apostolo ad Alghero, dove svolse la sua attività pastorale sino al 2008, quando raggiunse la bella età di 86 anni. L’anno dopo la sua nomina ad Alghero, per l’esattezza il 13 gennaio 1978, Sua Santità Papa Paolo VI lo aveva nominato suo cappellano.
Don Pasqualino Masia è stato uno dei pochi sacerdoti pozzomaggioresi, se non l’unico, per quei tempi che cominciano ad essere un po’ lontani, a non aver affiancato il parroco di Pozzomaggiore dott. Angelico Fadda, “su Vicariu” per eccellenza, in quanto subito dopo la sua consacrazione sacerdotale, ubbidì al Vescovo che lo volle vice parroco dell’allora unica parrocchia che Macomer avesse, dedicata a San Pantaleo.
Dovunque è stato, don Pasqualino Masia ha largamente seminato la Parola di Dio con generosità e passione; per sincera chiamata divina, ha creduto in quanto ha fatto in oltre 55 anni di sacerdozio, lavorando nella vigna del Signore con totale disponibilità e discrezione, lasciando sempre traccia della sua signorilità. A testimoniarlo è stata la folla presente ai suoi funerali, svoltisi nella Cattedrale diocesana il pomeriggio di mercoledì 19 gennaio, dopo una veglia di preghiera. Tanti sono arrivati da Macomer, Bolotana e Lei; probabilmente quanti ricevettero da lui i primi sacramenti dell’iniziazione cristiana, ebbero benedette le nozze o fecero semplicemente esperienza della sua larga generosità cristiana, fatta non solo di parole.
A don Masia non è ovviamente mancato l’affetto e la preghiera di tanti suoi confratelli, i più giovani dei quali, da lui seguiti nei primi passi di vocazione o di sacerdozio, hanno voluto trasportare la bara sulle proprie spalle per la navata centrale della cattedrale di Santa Maria, fino al carro funebre che sostava nel piazzale. Né è mancato l’affetto e il ricordo del canonico don Piero Giglio, che ha voluto celebrare la Messa funebre, in quanto don Pasqualino è stato un suo carissimo amico; in effetti, durante l’Omelia, il canonico Giglio ha voluto sottolineare l’affetto e la stima che li legavano, volendo sempre essere presente a tutte le tappe vocazionali e pastorali dell’amico, dal seminario tridentino di Alghero sino alla presa di possesso della parrocchia di San Paolo.
Tutte le volte che lo incontravo a passeggio per le strade di Alghero, ci salutavamo e non mancavano mai le sue richieste di notizie su Pozzomaggiore; spesso il suo pensiero andava ai tempi passati, a dottor Fadda, che lo presentò al rettore del Seminario minore di Alghero, ancora ragazzetto, o si suoi parenti e amici che aveva lasciato nel suo paese di origine.
A noi, suoi compaesani, il dovere di ricordarlo al Signore nella preghiera, insieme ai tanti altri sacerdoti di Pozzomaggiore che riposano nel nostro cimitero o si trovano sepolti lontano. Giunga a tutti loro il nostro comune suffragio.

Ernesto Madau

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