Il mio viaggio a Lourdes con l’Unitalsi

Recarsi a Lourdes, almeno una volta nell’arco della vita, credo sia un traguardo che ciascun credente abbia tra i suoi progetti di vita. Questo progetto, insieme ad altre persone, io l’ho realizzato lo scorso mese di luglio in modo diverso rispetto a come l’avevo pensato gli anni scorsi, non come semplice pellegrino ma come ausiliario dell’Unitalsi. Raggiungere questo scopo, pur non sapendo quale fosse realmente l’attività da svolgere, era un punto fermo nella mia decisione e, non con poche difficoltà, spronato anche dagli altri amici che volevano condividere questa esperienza, sono riuscito a trovare un contatto con l’associazione che si occupa del trasporto degli ammalati presso il Santuario Mariano di Lourdes. Parlare con il Presidente Regionale dell’Unitalsi Dott. Francesco Marongiu è stato un immenso piacere per il fatto che con la sua grande disponibilità e immensa umanità ci ha portato, con poche parole, a sentirci facenti parte dell’Unitalsi in qualità di ausiliari e pronti ad affrontare questa nuova esperienza di vita. Esperienza di vita che si assapora già dal momento della partenza quando ti trovi davanti a tante persone colpite dalla sofferenza che, nonostante tutto, elargiscono sorrisi a coloro che con pochi gesti li aiutano ad affrontare il lungo viaggio che porterà tutti alla grotta di Massabielle, dove la Madonna è apparsa per la prima volta a Bernadette e dove credo che, quotidianamente, si presenti nel cuore di ogni pellegrino che con semplicità si prostra davanti alla sua immagine. La bellezza di Lourdes è proprio questo: semplicità della preghiera che diventa un’esperienza di comunione fraterna, luogo dove tutte le diversità sono abbattute, dove abbandonarsi allo sguardo amorevole della Madonna, dove cercare conforto e speranza, ringraziare per quello che abbiamo, ridere, piangere e sperare nel miracolo fisico e dello spirito. A Lourdes con l’Unitalsi si scopre l’uomo vero e le sue necessità, si impara a stare vicino a chi soffre e che spesso e volentieri ti da lezioni di vita, si impara a far famiglia anche con chi non c’è l’ha. I sette giorni di Caterina, Giuseppe, Maria Domenica e miei, trascorsi come ausiliari con gli ammalati, sicuramente non sono stati un gioco, ma il sacrificio per le molte ore di viaggio, il trasporto di ammalati e bagagli e la successiva sistemazione nella casa di accoglienza dell’Unitalsi a Loudes, è stato abbondantemente ricompensato da una serenità spirituale difficilmente riscontrabile in altri luoghi. Brevemente mi sembra opportuno descrivere, per stimolare altri a provare la nostra esperienza, la giornata tipo del personale Unitalsi: sveglia al mattino presto per predisporre le colazioni, Santa Messa per personale ed ammalati e a seguire la partecipazione a tutte le varie funzioni con relativi turni che permettono di avere del tempo libero ma al quale facilmente si rinuncia perché tale è l’intensità delle emozioni in cui ti trovi coinvolto che non si guarda più l’orologio, ma si resta piacevolmente a disposizione di chi ha bisogno del tuo aiuto. Sentire gli ammalati chiedere più volte di essere accompagnati a ripercorrere il cammino della grotta ti faceva dimenticare di aver bisogno di tempo libero e di aver magari problemi personali che diventavano piccoli rispetto alla sofferenza di chi avevi davanti a te. Durante questo bellissimo viaggio abbiamo avuto modo di conoscere splendide persone che hanno reso indimenticabile questo pellegrinaggio ed è per questo che io, Caterina, Domenica e Giuseppe (ed altri che potrebbero poter condividere questa esperienza) speriamo di poter ripetere negli anni a venire. Un ringraziamento particolare vada a Francesco Marongiu per essere stato capace di farci vivere questa nuova esperienza di vita, agli assistenti spirituali ed in particolare a Don Gianni Sini e Don Pier Paolo Calaresu che con le loro parole hanno reso più toccante il soggiorno al santuario. Essere al servizio degli altri non è facile perché vuol dire rinunciare a se stessi per mettersi a disposizione di persone che hanno bisogno di te ed è per questo che si riceve di più di quello che si dà. Questo è Lourdes, questa e l’Unitalsi.

Tonino Lai

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