Dove va la nostra gioventù?

Ogni qualvolta nel nostro paese si sente qualche notizia di micro o macro vandalismo, il mio animo oltre che disapprovare e ribellarsi, sente un certo senso di sconforto e di sconfitta per l’opera che io, sacerdote e parroco, quindi guida spirituale di questa comunità, sono chiamato a svolgere.
Sempre più frequenti sono gli atti di vandalismo che avvengono in paese, spesso a discapito di persone innocue e indifese, come nel caso delle gomme squarciate in modo sistematico e ripetuto alla povera M.
Per non parlare dei vari gesti deplorevoli che si ripetono nei vari parchi del paese o nella palestra…
Mi chiedo: questa è la gioventù che noi stiamo formando?
Ma noi adulti, in primis i genitori, proprio non possiamo fare niente? Siamo proprio impotenti? Non credo! O forse non diamo importanza a queste cose, e non le riteniamo gravi? Dobbiamo sentirci un po’ tutti responsabili di quanto sempre più di frequente sta accadendo nel nostro paese.
I ragazzi non possono continuare a essere o credersi i “padroni” del paese e fare ciò che il loro “istinto” suggerisce.
I ragazzi vanno controllati, i ragazzi vanno corretti, i ragazzi vanno accompagnati…
Ancora mi chiedo: è proprio necessario che ragazzi tra i 13 e i 16 anni stiano fuori casa fino alle due o tre di notte? A che fare?
Una volta si insegnava che l’ozio è il padre dei vizi. E se andiamo a chiedere ai ragazzi perché hanno fatto determinate cose, ci si sente rispondere: “non sapevamo cosa fare…”; e allora ci si inventa qualcosa di imprevedibile e di eclatante.
Cosa possono fare i genitori? Prima di tutto tenere i figli in casa. Pretendere che a una certa ora rientrino e non siano in giro a programmare atti di vandalismo che fanno piangere le persone e svergognare il paese intero.
Siamo tutti responsabili, ma soprattutto lo sono i genitori.
Sì, è vero, i tempi sono cambiati; ma certi valori, certi principi, certi doveri non possono cambiare. La società la costruiamo noi tutti, assieme. E se c’è qualcosa che non funziona dobbiamo sentirci tutti responsabili e prendere dei provvedimenti immediati.
Assieme si vince. Assieme si costruisce.
Non aspettiamo che sia troppo tardi.
Forse questi ragazzi hanno più che mai bisogno di noi adulti, del nostro amore ma anche della nostra fermezza e della nostra presenza.
Eliminare il male, si può.
Eliminare il marcio, si può.
Mi auguro che la mia preoccupazione sia la preoccupazione di tutti; e che tutti ci diamo una mano, ferma, decisa e responsabile.
Certe cose a Pozzomaggiore non si devono più sentire.
Pozzomaggiore non deve aver bisogno della videosorveglianza…
I soldi devono essere investiti in cose più utili a tutta la comunità.

P. Quintino

Sposo e condivido in toto, e non potrebbe essere diversamente, quanto ci dice Padre Quintino.
Come Sindaco e responsabile “civile” della nostra comunità mi corre l’obbligo/dovere di dire la mia sulle recenti vicissitudini che hanno disturbato la serenità del nostro Paese.
Paese del quale, per delega avuta, mi sento Padre oltre che amministratore, in virtù dell’antico detto che indica il sindaco come “su babbu de sa idda” e, come tale, come credo farebbe ogni padre, investito di tale autorità mi sento in dovere di sottolineare alcuni aspetti che ritengo assolutamente negativi in relazione ad azioni criminose compiute di recente dai soliti ignoti, con l’unico scopo di fare del male e di demolire le basi di quanto bene ci siamo saputi dare, minando così la serenità della vita comunitaria, allontanando la ricerca della pace, non pensando a quello che dovremmo fare da grandi. In ogni famiglia della nostra comunità genitori e figli, nel vivere quotidiano ricercano momenti di vita mirati al dialogo, si aiutano uno con l’altro, diventano severi censori di azioni improprie, considerando amplificate quelle positive, alla ricerca di una pianificazione col segno più del menage familiare. Una famiglia dove ogni singolo componente ha un ruolo strategico ed essenziale, dove ciascuno contribuisce in maniera proporzionale, secondo le proprie possibilità, a far girare bene il volano, oliandole i meccanismi perché nessun attrito né impedisca il regolare funzionamento. Nelle automobili se manca l’olio al motore, se è presente la ruggine, si rompe la catena di trasmissione e la nostra povera 500 si rompe, si ferma e serve l’intervento del meccanico per trovare il giusto rimedio. Amplificando le nostre argomentazioni e considerando la nostra comunità una famiglia allargata con a capo chi è stato incaricato per delega di organismi superiori, o a suffragio diretto di tutti i cittadini, e di tale pesante responsabilità, sentendomi pienamente responsabile del compito che ho assunto in relazione alle vostre scelte, mi permetto di contribuire a risvegliare le coscienze e a riportare a più docili consigli quanti ritengono di essere esonerati da quelle responsabilità delle quali parlavo, da quei doveri, da quei compiti assegnati a ciascun membro di quella famiglia allargata.
Nelle nostre case i beni immobili, i mobili, i vestiti, le macchine, le campagne sono condotte e tenute dai membri della famiglia in perfetto ordine; non esiste che qualcuno pensi di lasciare qualcosa in disordine non penso, se non si è proprio bambini, che nessuno usi i pennarelli o le bombolette indelebili per sporcare i muri del salotto, che non tiri la catena dopo aver usato il bagno, che non deponga la biancheria sporca negli appositi contenitori, che butti la cenere per terra, che non curi la raccolta differenziata, che non si preoccupi di migliorarne la fruibilità. Come non credo esista una famiglia, se pur afflitta dalla preoccupante situazione economica e sociale, dove ciascun componente non dia la mano al genitore al fratello a quanti convivano insieme. Non credo che il fratello dica male del proprio fratello, del padre e della madre, che lo ferisca con la lingua dimenticando di mettere preventivamente in moto il cervello, che adotti azioni violente, tutto ciò non torna nel modo di stare insieme e di essere famiglia. Non esiste che un membro della famiglia veda solo i mali di un altro. Non esiste che in famiglia non si attinga dalla cassa comune dividendo tutto da buoni fratelli, momenti positivi e negativi, dandosi la mano nei momenti più difficili. Come mai allora se crediamo nel concetto di Comune come famiglia allargata, non siamo coerenti con questo principio. Il Paese è la nostra casa, tutto ci appartiene e ne dobbiamo avere cura: le strade, i parchi, le scuole, gli impianti sportivi, il verde, i beni culturali, tutto ciò che abbiamo e che ci hanno regalato i nostri padri, quello che noi oggi siamo chiamati a gestire e che dobbiamo usare con attenzione e che consegneremo ai nostri figli, abbiamo l’obbligo di curarlo gelosamente, migliorandolo, conservandolo, facendolo crescere. Tutto ciò che possediamo è frutto di impegno e di intelligenze messe sul campo, di sacrifici immensi, di rinunce. Perché allora qualcuno pensa di distruggere tali beni con atti inconsulti di piccola balentia? Perché togliere per una magra soddisfazione a noi tutti quel bene conquistato con il sudore della fronte, perché i nostri ragazzi che frequentano i parchi devono leggere sulle panchine e sui muri quelle tante oscenità che offendono la sensibilità di chiunque? Perché non riponiamo la carta della cingomma negli appositi contenitori? Perché non rispettiamo il diritto al riposo, specialmente nelle ore notturne; perché l’amministrazione comunale ha dovuto installare le videocamere di sorveglianza per il paese e sistemare i dossi rallentatori di velocità?
Perché dire male del mio concittadino, di chi ci governa, di chiunque abbia una responsabilità?Perché non la smettiamo di non pensare del danno che abbiamo causato a quella concittadina che si deve ricomprare le gomme dell’auto, che già aveva comprato con grandi sacrifici? Perché non la smettiamo di giocare a bussolotti? Perché le serate di festa troppo spesso finiscono con la devastazione di strade e piazze?
Adoperiamoci per stimolare un dibattito tra noi genitori, sulle nostre responsabilità educative, tra amministratori e amministrati su come amplificare l’offerta formativa e ricreativa dei giovani del nostro paese.
Il paese ci appartiene amministriamolo tutti insieme come un bene comune.
Trattiamoci bene, diamoci la mano stretta stretta e camminiamo insieme verso un futuro migliore per noi e per le popolazioni in rincorsa che da noi aspettano solo certezze, sicurezza, serenità.
Meditiamo gente, meditiamo.

Tonino Pischedda,
Sindaco di Pozzomaggiore

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