Sulle orme di Gesù: cronaca di un viaggio in terra santa

E’ veramente un dono del Signore, quello di visitare la sua terra e di percorrerla come pellegrini!
Così è stato per noi, 17 pozzomaggioresi, che abbiamo trascorso 10 giorni (dal 6 al 15 aprile) nella terra che 2000 anni fa vide nascere il Salvatore.
Si tratta, senza dubbio, di un’esperienza imprevedibile, meravigliosa, a volte affaticante che resterà come uno dei momenti più significativi, più ricchi di commozione e più cari della nostra vita.

Il nostro viaggio non poteva che iniziare dalla Galilea, da Nazareth, la città dove Dio scelse colei che doveva diventare la madre di Cristo, Maria.
Così abbiamo potuto riflettere sulla nostra condizione di chiamati per la realizzazione di quel progetto che Dio ha per ciascuno di noi e abbiamo pregato perché la qualità del nostro sì fosse a imitazione di quello di Maria, cioè spontaneo, continuo e generoso.
Il viaggio è poi proseguito con la visita di altre località della Galilea dove Gesù operò segni e prodigi: il Monte delle Beatitudini, il lago di Tiberiade, il fiume Giordano, Cana, il monte Tabor (trasfigurazione).
Siamo scesi quindi verso la Giudea, a Betlemme e a Gerusalemme, la città santa per eccellenza, la casa dell’unico Dio, seppur divisa e contesa dalle tre religioni: ebraica, cristiana e musulmana.
La visita al Santo Sepolcro è stata senz’altro l’evento più significativo dell’intero pellegrinaggio, perché è nel mistero della morte e risurrezione del Signore che trova fondamento la nostra fede.
Lasciata Gerusalemme, come ultima tappa, ci siamo diretti verso il monte Sinai, in Egitto. Durante il viaggio abbiamo potuto notare la trasformazione radicale del paesaggio, che dal verde delle coltivazioni dei kibbutz passa alle enormi distese desertiche e alle montagne rocciose del deserto di Giuda, abitate (con nostra grande meraviglia) da numerosi insediamenti di beduini.
Abbiamo così potuto visitare le rovine Qumran, che ospitarono intorno al II sec. a.C. la setta religiosa degli Esseni, località resa famosa per il ritrovamento dei manoscritti del mar Morto, attribuiti appunto a quella comunità e il colle roccioso di Massada con le rovine di una fortezza fattavi costruire da Erode il Grande.
Quella del Sinai è stata la tappa più faticosa dell’intero viaggio perché, di buon mattino, ci siamo incamminati, per raggiungere la vetta del monte, a 2400 mt. Dopo 3 ore di camminata siamo arrivati sulla cima e abbiamo atteso che sorgesse l’alba. E’ stato stupendo e particolarmente suggestivo osservare l’effetto che il sole produceva nel rifrangere i propri raggi sulle rosse pareti delle montagne. Quì sorge il monastero di S. Caterina, che secondo la tradizione sarebbe stato costruito proprio sul luogo del famoso roveto ardente, dal quale Dio parlò a Mosè e che attualmente è abitato da monaci greco-ortodossi.
Quindi, dopo breve tappa ad Eilat, sul mar Rosso, riprendiamo la via del ritorno raggiungendo Tel Aviv. Quì finiva il nostro viaggio, il nostro pellegrinaggio in Terra Santa: dieci giorni intensi, pieni, trascorsi parte sotto la pioggia, parte sotto il sole cocente del deserto che abbiamo vissuto con entusiasmo e dedizione pregando e meditando i misteri della Croce.
Abbiamo potuto anche vedere quella che è la realtà odierna di questa terra, così amata, così odiata e così divisa, in cui cercano di convivere genti e popolazioni diverse tra di loro, ma unite solo, pur tra i diversi distinguo, dalla fede in un unico Dio: il Dio di Abramo.
Nell’attesa di riprendere il nostro aereo per Roma, ciascuno di noi avrà senz’altro ripercorso con la mente le varie tappe ed è facile immaginare con quale stato d’animo ritornavamo in patria dopo aver visitato tutti quei luoghi che videro l?instancabile opera di evangelizzazione di Gesù e nitide alla nostra mente riaffioravano man mano le pagine dei vangeli che hanno descritto e illustrato tutti gli episodi lieti o dolorosi della vita di Gesù.
Gioia e tristezza, alla vista dei luoghi santi, hanno riempito i nostri cuori, infondendoci però un grande senso di pace.

Davide Meloni

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