La grande sfida

Come parla ai giovani la Chiesa d’oggi? Portando null’altro che se stessa, offrendo loro ciò che la fonda, la regge e le dà senso: una CROCE.
Poco importa che adesso reagiscano con l’indifferenza: quella differenza può far nido, e lentamente crescere, e prima o poi dar frutto, nel silenzio della propria interiorità.

2.000.000 di ragazzi è un esercito, ma tutti partono in pace; senza fucili e senza nemici da annientare.
In un mondo tuttora concimato dall’odio nazionalistico, le 160 bandiere della giornata mondiale della gioventù testimoniano la miracolosa convergenza di un’armata di pace: “andate nel mondo a portare Cristo e la pace” ha detto loro il papa.
Il tutto davanti a un papa che aprì il suo pontificato invitando a non aver paura di aprire le porte a cristo. A quell’appello, la Chiesa ha risposto aprendosi ad una dimensione nuova della fede che solo chi è in mala fede si ostina a negare.
Nessuno – genitori, scuola, intellettuali, partiti, istituzioni – sembra più in grado di parlare a giovani che alzano i ponti levatoi e si chiudono a riccio. la Chiesa continua il suo dialogo con i giovani e la risposta di questi è sotto gli occhi di tutti.
Ma poichè il bene non fa notizia, di quei giovani che oggi sono Chiesa – e sono la Chiesa di domani – i media non parlano se non per mettere in risalto gli aspetti negativi.
La stampa spesso ironizza o si sente a disagio quando deve spiegare la misteriosa attrazione che su di loro esercita Giovanni Paolo II.
Non sanno ammettere che in quell’uomo vecchio e stanco non c’è altro che il dono della grazia di Dio.
Questo comunica il Papa. Instancabilmente.
E dietro la sua presenza i giovani avvertono la voce di chi li cerca per amarli e liberarli dalla solitudine, dall’angoscia, dal male inflitto e subito, dal non senso.
Ecco perchè si raccolgono in ascolto attorno alla Croce: e questa, anche oggi, parla loro…
Basta riconoscere in essa il segno semplice e sacro dell’amore di Dio per l’umanità; basta vedere nella Croce non un pezzo di legno, ma uno stile di vita da vivere.
Vedere quei volti sereni e raggianti, veramente investiti della Gioia di Cristo, vedere quella marea di giovani che non vagano senza una meta, ma che camminano verso una meta ben precisa, deve far riflettere e ben sperare.
Il Papa ha parlato ai giovani in modo chiaro ed inequivocabile; li ha invitati ad accogliere Cristo nella sua interezza, senza mezze misure; li ha invitati a saper andare contro corrente e a portare ai propri coetanei il loro entusiasmo, che nasce dall’amore per Cristo, e la loro fede; li ha invitati a portare il fuoco in tutto il mondo.
Ha loro ricordato che l’unica risposta a tutti gli interrogativi e a tutte le aspettative è Cristo e solo Cristo.
Vedere quella marea di giovani che per una settimana sono vissuti nei disagi e nella stanchezza, ma che puntualmente hanno risposto all’appello del Papa, ci dice una cosa: che questi giovani che si lasciano guidare dalla Chiesa non sono giovani rammolliti o vuoti… sono al contrario giovani che sanno cosa vogliono e dove andare.
Questi 2 milioni di giovani vogliono dirci che non è più possibile vivere in una società senza Dio, ma che al contrario abbiamo bisogno più che mai di lui e della sua luce.
Altro che massificazione e culto della personalità, come si ostinano a dire certi intellettuali.

P. Quintino

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