Stupore d’una gioia

“Roma non dimenticherà il vostro chiasso!!”
E’ con questo tono scherzoso che il Papa giovane rivolgendosi ai suoi giovani termina la veglia sotto le stelle.
L’entusiasmo, la vitalità e la creatività giovanile hanno saputo trasformare la capitale, città santuario, città dei Martiri, in un grande palcoscenico a cielo aperto.

Il tormentone dell’inno della GMG, l’Emmanuel, gridato nelle stazioni della metropolitana, gli spettacoli, i concerti degli Incontragiovani, sparsi un po’ ovunque, hanno dato vita ad una festa di fraternità, di gioia, di canti, di bandiere colorate.
In un clima così magico si poteva continuamente respirare anche la voglia di un vero e proprio itinerario dello spirito. Momenti di preghiera e adorazione, incontri ecumenici hanno mostrato l’altro aspetto, bello e consolante del pianeta giovanile.
Un incontro di preghiera ecumenica, al quale abbiamo partecipato anche noi, è stato proposto dai monaci di Taizè. Mezzo secolo fa Frère Roger ebbe l’intuizione di fondare una comunità ecumenica; da allora questa comunità è diventata simbolo di pace, fratellanza, tolleranza, elemento di attrazione per migliaia di giovani che vanno a Taizè (piccolo paese della Francia) per fare esperienza di incontro, di dialogo, per assaporare il silenzio di Dio!
Da 21 anni Taizè è diventata una comunità mistica itinerante. Pellegrina di città in città è arrivata a Roma, Chiesa giovane, nell’anno del suo Giubileo.
Per tre ore migliaia di giovani, prima di iniziare a cambiare il mondo (come ha chiesto il Santo Padre), hanno provato a cambiare se stessi aprendosi al mistero del trascendente.
Nella splendida chiesa dell’Ara Coeli, un gioco di luci soffuse create da migliaia di lumicini aiutava altrettanti di giovani a scorgere, tra le ombre della propria vita, la sorgente della gioia.
Quella luce ci permetteva di intravedere i loro volti raccolti in preghiera alla ricerca del sacro e dell’assoluto. E’ stata una condivisione di fede espressa in maniera inusuale, accompagnata da lunghi silenzi e dolci canti, che sono stati come una sorta di alfabeto, l’alfabeto della vita. E’ stata un’esperienza decisamente indescrivibile.
E per quanti ancora si interrogano su dove sia la sorgente della speranza e della gioia diciamo con le parole di Frère Roger: “E’ in Dio che instancabilmente ci cerca e trova in noi la bellezza profonda dell’animo umano”.

Maria Paola Piras

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